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Bastione Santa Giustina


Tre proposte

per rimediare al disastroso intervento contro il bastione cinquecentesco di S. Giustina del prof. C. Modena (facoltà di ingegneria) e del dott. M. D’Ambra dello studio Ares

settembre 2006

1) eliminare la vergognosa rampa di cemento totalmente inutile;

2) riaprire e restaurare gli accessi originari delle due casematte o piazzeforti;

3) ricostruire in terra la parte del bastione e del terrapieno distrutta.




In via Michele Sanmicheli si trova il bastione di Santa Giustina, uno dei venti bastioni che fanno parte della cerchia muraria cinquecentesca padovana lunga 11 chilometri.

Come tutti possono vedere, una parte del terrapieno del bastione è stata eliminata e sostituita con una enorme e ripida rampa di cemento armato assolutamente difficilmente praticabile e assolutamente inutile. Il terrapieno è un elemento importante delle mura cinquecentesche padovane che purtroppo si è salvato soltanto in brevi tratti come ad esempio quello di via M. Sanmicheli. Dentro il bastione è stato fatto anche di peggio con grande abbondanza cementiera e cementizia. Per esempio, si sono collegate le due ampie casematte modificando, in modo grave, il monumento che non è stato affatto restaurato. Infatti non si sono aperti i due accessi interrati e murati alle due casematte.

Non risulta che niente di simile sia capitato a nessun bastione di nessuna cerchia muraria cinquecentesca italiana. Quanto è successo e sta succedendo al povero bastione cinquecentesco di S. Giustina merita di essere discusso e denunciato all’opinione pubblica per evitare ulteriori danni e possibilmente per porre un rimedio anche parziale.

L’incarico del restauro e della riqualificazione del bastione è stato affidato dal Comune di Padova nel 2003/04 al docente della Facoltà di ingegneria di Padova Ing. C. Modena e al dott. M. D’Ambra. E già la parola riqualificazione avrebbe dovuto creare dei seri dubbi sulle intenzioni dei due progettisti. Come si fa a riqualificare un monumento?

Nel restauro delle mura cinquecentesche padovane siamo arrivati ad una svolta cruciale. Rivediamo i fatti. Almeno dagli anni Trenta a Padova vi sono dei conflitti fra coloro che affermano il valore storico, artistico e culturale delle mura cittadine, delle porte, dei bastioni e del fossato e coloro che invece lo negano. Finalmente nel maggio 1954 viene adottato dal Consiglio comunale il Piano regolatore del grande urbanista Luigi Piccinato il quale prevede " il vincolo totale su tutta la cinta bastionata della città e il suo ripristino a verde". Con un grande ritardo nel 1976 nasce a Padova il Comitato mura e poi nel 1980 gli Amissi del Piovego. Il Comitato mura tutela tutta la cerchia muraria. Gli Amissi del Piovego sono interessati soprattutto al tratto delle mura cinquecentesche ai cui piedi scorre il Piovego, dal ponte delle Grade del Carmine fino al bastione del Portello vecchio. Le due associazioni sostanzialmente fanno il loro dovere. Le varie Giunte comunali no. Non viene istituito un Ufficio apposito per le mura e, soprattutto, per la loro manutenzione ordinaria. Non vengono utilizzati gli architetti specializzati che pure fanno parte dell’organico comunale. A Lucca esiste perfino un’Opera delle mura che ha un consiglio di amministrazione composto da cittadini che dirigono il personale comunale.

Tuttavia è innegabile che qualche intervento sulle mura e sulle porte cittadine è stato realizzato lentamente nel corso degli anni. Adesso con l’intervento targato Modena-D’Ambra siano tornati decisamente indietro. Ci rendiamo conto che non vi è nessuna responsabilità diretta dell’attuale Giunta comunale che spesso deve grattare la rogna delle precedenti Giunte. Ma questa è la vita. Chi ha voluto la bicicletta, il sindaco Flavio Zanonato, deve pedalare naturalmente con la collaborazione volonterosa di tutti. Cosa si può fare adesso per rimediare alla colata di cemento contro il bastione di Santa Giustina ? Sicuramente molte cose con un po’ di buona volontà. Per affrontare questo problema gli Amissi del Piovego hanno organizzato una visita guidata con Carmelo Motta, Michelangelo Casciano e Francesco Canton.

Da "Il Gazzettino" : «Il restauro ha danneggiato le mura»

Gli Amissi del Piovego hanno organizzato una visita guidata per una cinquantina di persone al bastione Santa Giustina. Casciano, esperto di storia padovana: «Il Comune ha stravolto il progetto: le vere entrate sono state murate»

Secondo l’associazione "Amissi del Piovego" e Legambiente, i lavori che il Comune ha promosso con delibera del 4 giugno del 2003 per il restauro del bastione di Santa Giustina (via Michele Sanmicheli) hanno irrimediabilmente danneggiato un tratto delle mura cinquecentesche. L’associazione culturale e ambientalista presieduta da Elio Franzin ha portato alla luce questa sua tesi organizzando ieri una visita guidata per una cinquantina di persone a quello che dovrebbe diventare il giardino delle rose e a cui hanno partecipato gli esperti di storia padovana Carmelo Motta, Michelangelo Casciano e Francesco Canton. In effetti il bastione, che risale al 1513, si presenta al pubblico con un forte impatto dato da una massiccia colata di cemento a forma di rampa, ideata per portare i visitatori a quello che dovrebbe diventare un roseto. Un danno al patrimonio artistico di Padova, come sottolineano gli "Amissi del Piovego", che viene analizzato nei dettagli da Michelangelo Casciano.

«Si tratta di uno dei più antichi bastioni della città - spiega Casciano - ed è formato da due casematte. Ossia, da due piazzeforti che venivano usate come collocazione per l’artiglieria e per sparare al nemico attraverso due pertugi nel muro. Questa specie di fortini avevano la porta d’ingresso dalla parte della città e non erano collegati tra loro. Il progetto di restauro ideato dal Comune, invece, - prosegue Casciano - ha completamente stravolto il tutto. Le vere entrate sono state murate e ne sono state ricavate delle altre perforando le mura del cinquecento. Una bestialità. Non contenti, ingegneri e architetti che hanno lavorato a quello che doveva essere un piano di recupero del bastione, hanno unito le due casematte con una sorta di tunnel di cemento armato. Operazione che è stata possibile solamente rimuovendo l’originale terrapieno posto a sostegno delle mura per poi terminata la galleria rimpiazzarlo. Un’operazione - conclude Casciano - che sicuramente ha registrato delle spese notevoli e che ha irrimediabilmente danneggiato l’aspetto reale del bastione Santa Giustina. Senza dimenticare che i lavori della seconda piazzaforte devono ancora iniziare e quelli per la creazione del giardino di rose sono molto indietro».

Gli Amissi del Piovego fanno quindi sapere che secondo l’articolo 5 della Carta di Venezia "La conservazione dei monumenti è sempre favorita dalla loro utilizzazione in funzioni utili alla società: una tale destinazione è augurabile ma non deve alterare la distribuzione e l’aspetto dell’edificio. Gli adattamenti pretesi dall’evoluzione degli usi e dei costumi devono dunque essere contenuti dentro questi limiti". Morale, l’associazione con sede nella golena San Massimo, ritiene che l’intervento di restauro e di riqualificazione del bastione di Santa Giustina abbia tradito le indicazioni date dalla disciplina del restauro avendo travisato, cancellato e falsato i dati storici. Tre motivi che spingeranno probabilmente nei prossimi giorni Legambiente e gli "Amissi del Piovego" a inscenare una manifestazione di protesta di fronte a palazzo Moroni.

Marco Aldighieri, Domenica 3 Settembre 2006