Denuncia alla Procura della Repubblica
Alla Procura della RepubblicaPresso il Tribunale di Padova
Oggetto: lavori eseguiti sul bastione Santa Giustina delle mura rinascimentali di Padova
Il sotto scritto Elio Franzin, nato a Treviso il 18 febbraio 1938 e residente in Padova in via N. Orsini 39, quale presidente della associazione culturale e ambientalista Amissi del Piovego, con sede presso la Casetta dell’acqua in via S. Massimo 137,
DENUNCIA quanto segue:
- il bastione Santa Giustina è un’opera del circuito fortificato rinascimentale della città di Padova, realizzato presumibilmente nel 1513 dal noto condottiero ed architetto militare Bartolomeo d’Alviano;
- fino a pochi anni addietro, tale bastione versava in grave stato di degrado a causa di danni bellici, dell’incuria e dell’interramento delle casematte che ne caratterizzavano la struttura;
- con le delibere n.20023/0370 del 4/6/ 2003 e n. 2004/0209 del 16/3/2004 il Comune di Padova ha deciso di restaurare il monumento a tale fine, tra l’altro, di consentirne il riuso quale sede di manifestazioni culturali e/o di mostre temporanee;
- la progettazione dell’intervento è stata affidata a progettisti esterni al Comune;
- la competente Sovrintendenza per i beni ambientali e architettonici del Veneto orientale ha espresso parere favorevole;
- l’esecuzione dei lavori è iniziata nel 2005 e, alla data in cui si scrive, è in avanzato stato di realizzazione.
Lo scrivente, nella propria citata qualità, ritiene che il progetto approvato e in parte realizzato sia gravemente pregiudizievole per il monumento in oggetto, prevedendo, fra l’altro, l’asportazione di un consistente parte del terrapieno retrostante il bastione, la costruzione di un importante corpo di accesso in cemento che si innesta in modo improprio nelle strutture storiche, la demolizione di parte delle casematte, la ricostruzione integrale del paramento murario esterno, l’alterazione della piattaforma soprastante l’opera.
Quanto realizzato contrasta in modo palese con i principi enunciati dalla Carta di Venezia del 1964 circa i principi da seguire nel restauro dei monumenti, la quale all’art.5 recita testualmente: “ la conservazione dei monumenti è sempre favorita dalla loro utilizzazione in funzioni utili alla società: una tale destinazione è augurabile, ma non deve alterare la distribuzione e l’aspetto dell’edificio.
Gli adattamenti pretesi dalla evoluzione degli usi e dei costumi devono essere contenuti entro questi limiti”.Contrasta altresì con la Carta 1987 Restauro degli oggetti d’arte e di cultura nata nell’ambito di un convegno sulla tutela promosso dal CNR e dal Ministero per i beni culturali che, all’art.3, recita: “i provvedimenti di restauro che intervengono direttamente sull’opera ad arrestare per quanto possibile danni e degrado devono essere atti a rispettare la fisionomia dell’oggetto quale è trasmessa dai suoi naturali e originali veicoli materiali, mantenendone agevole la lettura”.
A conferma di quanto sopra si richiamano altresì le ampie e pesanti critiche di cui sono stati oggetto i lavori sopra descritti, ad opera di numerosi esponenti della cultura padovana, sulla stampa locale.
In conseguenza di quanto esposto, il sottoscritto, nella propria citata qualità
Quanto realizzato contrasta in modo palese con i principi enunciati dalla Carta di Venezia del 1964 circa i principi da seguire nel restauro dei monumenti, la quale all’art.5 recita testualmente: “ la conservazione dei monumenti è sempre favorita dalla loro utilizzazione in funzioni utili alla società: una tale destinazione è augurabile, ma non deve alterare la distribuzione e l’aspetto dell’edificio.
Gli adattamenti pretesi dalla evoluzione degli usi e dei costumi devono essere contenuti entro questi limiti”.Contrasta altresì con la Carta 1987 Restauro degli oggetti d’arte e di cultura nata nell’ambito di un convegno sulla tutela promosso dal CNR e dal Ministero per i beni culturali che, all’art.3, recita: “i provvedimenti di restauro che intervengono direttamente sull’opera ad arrestare per quanto possibile danni e degrado devono essere atti a rispettare la fisionomia dell’oggetto quale è trasmessa dai suoi naturali e originali veicoli materiali, mantenendone agevole la lettura”.
A conferma di quanto sopra si richiamano altresì le ampie e pesanti critiche di cui sono stati oggetto i lavori sopra descritti, ad opera di numerosi esponenti della cultura padovana, sulla stampa locale.
In conseguenza di quanto esposto, il sottoscritto, nella propria citata qualità
CHIEDE
che codesta Procura della Repubblica:
- accerti la compatibilità delle opere eseguite con il disposto degli artt. 169 e 170 d.lgs. 22 gennaio 2004 n.42;
- sospenda d’urgenza i lavori tutt’ora in corso di esecuzione, al fine di prevenire ulteriori irreversibili demolizioni.