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Le strutture urbane e le mura cinquecentesche di Ognissanti

di Giulio Bresciani Alvarez


Sin dall’età paleoveneta nell’area ad oriente della città - quella, per intenderci, delimitata a settentrione e a levante dal corso del Piovego, a meridione dal vecchio Edrone (oggi canale S. Massimo) e a ponente dal canale di S. Sofia (attuale via Morgagni) - sorsero vari insediamenti abitativi certamente favoriti dal facile collegamento per via fluviale col territorio circostante. Cospicui ritrovamenti archeologici - segnatamente nella zona di via Loredan, Belzoni e Ognissanti, Via Tiepolo e S. Massimo – confermano abbondantemente questa affermazione. [1] Non diversamente si manifestò in epoca romana l’interesse per la stessa zona, già allora unita agevolmente al territorio oltre che dai corsi d’acqua, dall’importantissima arteria Annia-Altinate.

Attraverso un lento, graduale processo di urbanizzazione promosso per lo più dall’attività di barcaioli e mercantil nel Medioevo si assiste alla formazione di alcune borgate a carattere rurale, tra le quali ben presto si distinse quella posta nelle vicinanze del porto di Fistomba. Alla sua assistenza religiosa poco dopo accudisce la chiesa Omnium Sanctorum, dotata di un Xenodochium, fondazione poi favorita dal vescovo Sinibaldo (1123) e dal beneplacito di papa Alessandro III r).

Non distante, attorno alla stessa epoca, nella località de cunio o de cornio - toponimo da riferirsi secondo alcuni al vicino canale di S. Massimo - sorgerà la chiesa di S. Maria Iconia e, successivamente, quella di S. Massimo (dopo il 1221) (3).

Questi borghi, sedi d’ininterrotti scambi e traffici con Venezia e Chioggia - si pensi, ad esempio, al cosiddetto porto del Sale collegato con facile comunicazione al porto marittimo clodiense - ben presto richiederanno strutture urbane e insediamenti edilizi per soddisfare alle richieste di una popolazione in continuo aumento. È in questo quadro che va visto il passaggio dagli originari semplici oratori, alle cappelle e poi alle parrocchie.

Talvolta accanto a queste fondazioni religiose si localizzavano comunità viventi sotto una regola: un monastero di benedettini «bianchi» si stabilisce presso la chiesa di Ognissanti mentre a S. Maria Iconia si trovano presenti canonici regolari di S. Agostino (4). Dell’assetto raggiunto dalle varie strutture urbane e dell’assetto edilizio di questo importante nucleo della città, tra la fine della Signoria carrarese e il primo cinquantennio della dominazione Veneziana, fanno fede due preziose elaborazioni cartografiche del secolo XV: la mirabile carta di A. Maggi, conservata all’Ambrosiana (1449) e la ben nota pianta squarcionesca del 1460 (5). Purtroppo, mentre l’articolazione dello scambio intra muros, nelle sue emergenze civiche e religiose, è ben caratterizzato, almeno nell’andamento della cinta muraria e dei corsi d’acqua, ben poco è dato invece conoscere dello sviluppo edilizio a carattere residenziale presente nelle varie contrade. È comunque fuor di ogni dubbio che, come gli altri borghi della città, anche quelli di Ognissanti, S. Massimo e S. Maria Iconia, dovevano presentarsi formati da file «di case, che con le mura della città si congiungevano, tra le quali si vedevano alcune chiese di architettura e fabbrica mirabili…» come riferisce un contemporaneo, il vicentino Luigi da Porto (6).

Dalla cartografia poc’anzi ricordata è, in ogni modo palese la disposizione della cinta muraria e l’andamento dei corsi d’acqua dell’ insula di Ognissanti. L’intera area risulta recinta da un ’ininterrotta e ben ordinata cortina difensiva, munita da una fitta merlatura e protetta a levante da due torrioni. Mentre la carta dell’Ambrosiana indica l’esistenza di due porte alla base delle torri, il disegno squarcinesco, di poco successivo, sembra indicare altre due aperture, sempre sullo stesso fronte, non meglio definite o identificabili. È chiaro che il perimetro fortificato indicato dai due documenti si riferisce a quello esistente sin dalla seconda metà del Trecento dopo il generale riassetto delle mura cittadine curato da Francesco il Vecchio. Riguardo al nostro assunto va in particolare riferita a quell’operazione l’innalzamento delle mura nel tratto compreso tra S. Sofia e il vecchio Portello con l’annessa torre e il ponte levatoio (7). D’accordo con la coeva strategia militare la nuova cinta presentava cortine molto alte, sprovviste di scarpa, intervallate da torri e coronate da una continua sequenza di merli (8). Le porte si aprivano alla base delle torri - certamente fortificate - sfruttando il loro maggior spessore murario rispetto a quello delle cortine adiacenti. Sappiamo che sino allo scadere del Quattrocento gli unici varchi di accesso al settore orientale della cittadella erano rappresentati da due porte una detta del Portello - con il suo ponte a filo della riva destra del canale - e l’altra detta di Ognissanti, situata nelle vicinanze della chiesa omonima (9).

estratto da Padova e la sua provincia - Anno XXIV - Luglio 1978 - N. 7