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Questa foto ritrae nel 1980 la situazione dei canali padovani durante una Vogata di ricognizione del socio fondatore e attuale Presidente Onorario Elio Franzin: superficie acquea foderata di alghe, svariati rifiuti, vegetazione spontanea invasiva, prospetti edilizi in decadimento. Da questa realtà (emblematica di una pessima situazione ambientale cittadina) nasce il 15 dicembre 1980 la "Associazione culturale e ambientalista di Voga alla Veneta AMISSI DEL PIOVEGO”. Il nome: volutamente amissi appartiene all’idioma locale, significa appartenenza al luogo, identità padovana, dato che già a Venezia si direbbe amighi: la pratica della Voga alla Veneta è uno strumento non inquinante e non invasivo di approccio ambientale nella sua accezione più ampia, cioè storia, architettura, urbanistica, verde, trasporti, turismo, flora e fauna; in altre parole cultura. L’associazione innanzitutto afferma l’attualità della Carta di Monastier (Treviso) del Centro Internazionale “Civiltà dell’acqua” (maggio 1996) ove “appare sempre più necessaria un’autentica battaglia di idee per una nuova civiltà dell’acqua”, cioè quell’insieme di conoscenze e comportamenti che contribuiscono “a trasformare i valori della nostra civiltà odierna per costruire un nuovo sistema di valori etici e culturali indispensabili per un uso lungimirante delle acque”.
A Padova la questione “acqua” riguarda la riapertura dei canali tombinati nel ‘900 e appare una sfida ricca di tensioni immaginative, di implicazioni economiche e sociali. Fin dalle origini l’acqua dei canali ha deciso la “forma urbis” di Padova ed ha fatto parte dell’alfabeto compositivo della città. L’acqua fa parte integrante del paesaggio urbano: i porti, le scalinate al Portello, la conca idraulica delle Porte Contarine, i ponti, i mulini erano e sono ancora oggi fra le parti più significative della città. Perciò l’associazione avvalla l’affermazione del grande urbanista italiano Pier Luigi Cervellati : “Se Padova vorrà ritrovare la sua identità e la sua forza espressiva dovrà riaprire i suoi canali. E così se ne andranno alcuni orrori del Novecento!” e ciò appare come la sintesi di una politica urbanistica e culturale che abbia come scopo centrale fare di Padova “la città bella“ (Cervellati, “Recupero dell’ambiente urbano”, Mulino 1991).
Il recupero (spostamento Amniup e canile municipale) e il riuso (didattico, ricreativo) della golena comunale di San Massimo; recupero di una scalinata al Portello; restauro di Porta Portello; inizio costruzione della rete fognaria (intercetto decine di scarichi fognari sul Piovego); stombinamento tratto finale del Naviglio fra Conca Porte Contarine e il Piovego vicino al Ponte Corso del Popolo; dragaggio in più riprese del Piovego in città; sono stati i successi più eclatanti ottenuti dall’associazione grazie agli interventi del Comune di Padova e del Genio Civile (Regione Veneto) negli anni scorsi.
Oggi si può e si deve dar seguito a questi lavori iniziali con un programma graduale di stombinamento dei quattro storici canali padovani: l’Alicorno dal bastione di Santa Croce fino all’isola Memmia; Gesuiti-San Massimo dall’ospedale al ponte di via Cornaro; Olmo delle Acquette, da Riviera Paleocapa a Riviera Businello; Naviglio dei Ponti Romani, dal ponte delle Torricelle (Questura) alla conca delle Porte Contarine.
L’ordine non è casuale: ci sono delle motivazioni profonde. Lo stombinamento del Naviglio è un’impegnativa operazione urbanistica e culturale di restauro diversa da quelle che la devono precedere cronologicamente, cioè quelle degli altri tre canali. E’ comprensibile come da più parti si chieda la riapertura del Naviglio perché è il più noto dei canali tombinati e la sua scomparsa è drammaticamente percepibile quando le barche si fermano alla conca delle Porte Contarine: questa richiesta ha come matrice una spinta ambientalista sicuramente positiva ma gli Amissi ritengono di adoperarsi in modo paziente e metodico evitando balzi in avanti che dimenticano gli innegabili ostacoli quotidiani esistenti, primo fra tutti l’arretratezza della cultura ambientale di alcuni cittadini padovani, settori dell’Università ed esponenti politici. Perciò occorre iniziare con gli stombinamenti dell’Alicorno, del San Massimo e delle Acquette, interventi propedeutici sicuramente di più facile realizzazione e comunque di uguale forza dimostrativa.
A testimonianza di questo scenario culturale noi Amissi ci adoperiamo fattivamente su svariati fronti.
Innanzitutto nell’utilizzo della golena San Massimo, area verde al Portello a ridosso delle Mura Cinquecentesche (visitabili la cortina difensiva monumentale, bastioni, gallerie) dove si trova la "cavana" con le nostre barche: in golena c’è la nostra sede dove ci troviamo ogni primo mercoledì del mese ore 21. Altro punto fondamentale della nostra attività è la promozione della Voga alla Veneta in città con le nostre caratteristiche "mascarete": essenzialmente perché Padova è sorta sull’acqua (“Padova città d’acque”, accezione di dominio comune), perciò dal canale si ha una corretta percezione di parecchi brani cittadini; oltretutto la Voga è un’attività sportiva equilibrata che fa lavorare tutti i muscoli del corpo. Questa pratica ci permette di partecipare con altre Remiere a Vogate sul Piovego, sul Bacchiglione, a Venezia, Riviera del Brenta, Bacchiglione e Sile. Siamo particolarmente attivi sotto il profilo culturale -oltre che con le istanze di recupero fluviale sopraddette- nell’organizzazione di convegni culturali, stesura di articoli sui quotidiani, libri, testi e con la ri-stampa di alcune vecchie vedute di Padova. Se hai Padova nel cuore vieni a conoscerci!
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