Un tesoro nascosto
VOGA ALLA VENETA: UN TESORO NASCOSTO
(da un intervento durante una conferenza sulle acque a Padova)
Dove vogo abitualmente
Mi chiamo Sergio Rui e da qualche anno vogo alla veneta sul Piovego, il canale navigabile che collega il centro di Padova a Strà (VE), dove confluisce nel Naviglio del Brenta.
La mia "iniziazione" alla voga è avvenuta in modo quasi casuale nel 2002 quando un mio amico vogatore mi portò sul Piovego a bordo di un’agile mascareta (barca da voga alla veneta per una o due persone); l’esperienza mi piacque e da quel giorno iniziai ad imparare per gradi la tecnica della voga; finalmente con un po’ di pratica e molto entusiasmo ho acquisito le basi per poter condurre la barca da solo.
Sono uno degli Amissi del Piovego, associazione padovana che tra i vari scopi ha anche quello della promozione della voga veneta, unita all’interesse per la navigazione fluviale. La sede è a ridosso della parte est della cinta di mura veneziane del XVI secolo. Le mura in questo tratto sono lambite dalle acque del Piovego, giganteggiano sulla cavana in cui sono ormeggiate le tre mascarete dell’associazione. Il Piovego è il canale dove abitualmente voghiamo. Per chi conosce Padova basterà brevemente ricordare che vogando è possibile percorrere il tratto che dalla golena San Massimo (in fondo a via Ognissanti) giunge al Portello, proseguire per le Porte Contarine (vicino al ponte di Corso del Popolo) , giungere a Ponte Molino e arrivare quindi in Riviera San Benedetto.
La voga come mezzo per conoscere altri ambienti di interesse naturalistico e culturale.
Dopo aver appreso le basi della voga sul Piovego, pensavo comunque che le mie uscite in barca fossero limitate al contesto padovano, con al massimo qualche puntata in terra veneziana. In seguito mi sono dovuto piacevolmente ricredere perché grazie ai contatti fornitimi da altri vogatori sono riuscito a visitare "a remi" ambienti particolari, naturalisticamente ricchissimi, come la laguna di Venezia, la Riviera del Brenta o il delta del Po.
Come considerazione personale penso che se si riesce a vogare a Venezia o a Padova, altrettanto si può fare in altre città attraversate da fiumi navigabili, come ad esempio Treviso o Pavia. Allo stesso modo sarebbe possibile andare a remi sui maggiori laghi italiani o su tutti i fiumi e le lagune che lo permettono. Considerato lo sterminato patrimonio artistico e ambientale del nostro paese, probabilmente una maggiore diffusione delle voga o in generale della navigazione interna in Italia potrebbe avere interessanti potenzialità turistiche, con un bacino di utenza di sicuro sviluppo.
L’accessibilità della voga alla veneta
Un aspetto interessante della voga alla veneta è che questa attività non richiede né fisici erculei né un’età particolare; è chiaro che un giovane aitante potrà andare più veloce di una persona anziana, ma basterà assistere ad una delle tante regate che si tengono nella provincia di Venezia per accorgersi che in barca ci vanno proprio tutti: donne e uomini, adolescenti e anziani. Anzi spesso sono proprio le persone più anziane ad avere la tecnica e lo stile migliori, grazie al continuo affinamento negli anni.
Aggiungo inoltre che in tempi di sport estremi che richiedono attrezzature non certo economiche, la voga è una pratica equilibrata e completa, che fa lavorare tutti i muscoli del corpo e comporta bassissimi costi di esercizio.
DUE BREVI ESPERIENZE PERSONALI:
La Vogalonga
Nel 2003 ho portato a termine la mia prima Vogalonga: 32 km di itinerario attorno a Venezia passando per le maggiori isoli della laguna tra cui Burano e Murano. L’esperienza richiede un minimo di allenamento visto che è previsto un impegno sui remi che dura, senza particolari soste, attorno alle quattro ore. Assicuro che portare a termine il giro assieme ad una comunità remiera cosmopolita e variopinta, attraverso luoghi e scenari unici al mondo, mi ha dato una grande gioia e soddisfazione.
Chiaramente quest’anno non potevo mancare e ho replicato l’itinerario assieme ad altri 5000 regatanti che con più di 1400 imbarcazioni non a motore (canoe, kayak, varie barche per la voga alla veneta, yole per la voga all’inglese e dragon boat cinesi) hanno affollato la laguna. Da ricordare che in genere più del 50% dei partecipanti sono stranieri, a testimonianza del richiamo internazionale di questa manifestazione (leggi il resoconto di Sergio Rui alla Vogalonga 2004)
Un altro sistema di riferimento
Il mio itinerario abituale sul Piovego prevede il passaggio sotto il Ponte Portello che comunica con la omonima Porta Rinascimentale. Il Portello era l’antico porto fluviale di Padova da cui partivano i trasporti di persone e merci verso Venezia. La cinquecentesca Porta Portello vista da terra appare ben riuscita, ma meno grandiosa di altre; guardata dall’acqua però la costruzione acquista una prospettiva migliore, uno slancio e un’armonia che dalla riva non si percepiscono interamente.
Posso dunque pensare che la porta sia stata concepita per essere ammirata principalmente dall’acqua, perché probabilmente questa era la via d’accesso principale alla città.
Proseguendo lungo il canale dopo 200 metri si passa sotto alla passerella ciclo-pedonale di legno e metallo costruita negli anni novanta. Considerato che su una delle sponde del canale si trova la cinta muraria del ’500, il nuovo ponte è stato fatto poggiare soltanto sul lato libero del canale, attraverso un sistema di tiranti; Si è cosi potuto rispettare in modo intelligente l’impianto delle mura.
Da terra la passerella appare gradevole e non troppo invasiva, quando però ci si passa sotto in barca si vedono sulla pancia del ponte numerosi tiranti in metallo decisamente grandi e poco eleganti. Probabilmente il progettista non ha tenuto o ha tralasciato il fatto che l’opera si sarebbe potuta vedere anche dall’acqua.
Il contrasto con il Portello e con la precedente visione dall’acqua della Porta non potrebbe essere più forte e simbolico.
Semplicemente da una realizzazione all’altra sono passati 5 secoli ed è cambiato il sistema di riferimento che, da centrato sull’acqua come magari era una volta, ora è sicuramente centrato sulla terra. Forse un approccio meno "terra-centrico" e più attento all’interezza dei diversi ruoli svolti da un corso d’acqua, permetterebbe una valorizzazione e un recupero più efficace delle vie d’acqua urbane.
Preciso che queste sono soltanto delle considerazioni personali poiché non ho né la competenza né l’ambizione per dire quale dei due sistemi sia migliore. Aggiungo comunque che se non avessi imparato a vogare sul Piovego, probabilmente non mi sarei accorto di queste differenze e quindi non avrei potuto lanciare una piccola riflessione sul rapporto tra città e corsi d’acqua.
Vi invito quindi ad un giro in mascareta sul Piovego che, da anonimo e degradato canale qual era per me fino a due anni fa, si è ora si è trasformato in un tesoro nascosto.
Concludo citando le specie di uccelli non proprio comuni che con incredulo stupore sono riuscito ad censire sul canale che attraversa Padova. Ai non esperti sembrerà soltanto una buffa litania; tuttavia coloro che conoscono un po’ di avifauna potranno avere delle gradite sorprese: Airone Cenerino, Airone Rosso, Garzetta, Nitticora, Martin Pescatore, Gallinella d’Acqua, Cigno Reale, Cutrettola (non ho di proposito citato le specie il cui avvistamento mi sembrava più comune).